Piano assicurativo agricolo: le novità 2016

In attuazione del regolamento comunitario 1305/2013 sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, la Conferenza Stato-Regioni ha provveduto recentemente ad approvare, all’unanimità, il Piano assicurativo 2016. Il Fondo prevede un contributo finanziario per il pagamento dei premi di assicurazione del raccolto, del patrimonio zootecnico e delle piante a fronte del rischio di perdite economiche per gli agricoltori a seguito di calamità atmosferiche, epizoozie e fitopatie, da infestazioni parassitarie o dal verificarsi di un’emergenza ambientale. Il Piano dettaglia l’elenco delle produzioni vegetali, degli allevamenti zootecnici e delle strutture aziendali assicurabili e quelli delle fitopatie, infezioni parassitarie e avversità atmosferiche per le quali è prevista la copertura.

Il nuovo provvedimento interessa circa 85 mila agricoltori, la maggior parte dei quali aderenti ai 65 Consorzi di Difesa attivi in Italia, per un valore assicurato pari a 8 miliardi di euro (-7% rispetto al 2015). Tutte queste misure sono previste da anni per incoraggiare le imprese agricole a intervenire preventivamente, tramite coperture assicurative adeguate, nei confronti di eventuali rischi. Tuttavia, rispetto al provvedimento approvato l’anno precedente, sono diverse le novità introdotte.

All’elenco delle produzioni vegetali assicurabili si aggiungono colture di recente introduzione come il goji, la quinoa, i funghi coltivati, la soia edamame e il mango in Sicilia, mentre per altre già presenti vengono aggiunte specificazioni utili a permettere la stipula di contratti assicurativi più aderenti alle esigenze delle imprese. Spazio anche alle colture da biomassa, ora separate in graminacee autunno vernine, mais e sorgo e una distinzione si avrà anche per le insalate (lattuga, cicorie e indivia).

Per quanto riguarda il settore zootecnico, il nuovo Piano aggiunge, tra le garanzie assicurabili, anche quelle per la mancata produzione di miele dovuta a eventi metereologici avversi, oltre ai già presenti casi di mancato reddito per la produzione di latte bovino, all’abbattimento forzoso dei capi e del loro smaltimento. All’elenco delle epizoozie si inseriscono anche quelle per gli allevamenti avicoli. Tra le strutture, infine, vengono fatte rientrare anche le serre per la funghicoltura.  Inalterate le tabelle sulle percentuali massime sui premi assicurativi, con l’eccezione di quelle per innesti di vite e piante di vite portainnesto, che sono state innalzate.

Tra i provvedimenti regolamentari, è da sottolineare l’inserimento di agevolazioni per i primi tre anni di adesione al sistema a beneficio dei nuovi assicurati. Infine, il termine di sottoscrizione delle polizze a ciclo autunno-primaverile e delle colture permanenti slitta di un mese, dal 31 marzo al 30 aprile.

Il Piano– ha dichiarato il Ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina- è  uno strumento concreto di tutela del reddito per le imprese, in vista della nuova campagna. Procederemo ora con l’attivazione delle altre misure di gestione del Programma nazionale di sviluppo rurale, come i fondi di manualizzazione e la stabilizzazione dei redditi. In questo periodo le imprese potranno disporre di un set di strumenti integrati, garantendo una migliore sostenibilità dei processi di crescita e di adattamento ai cambiamenti climatici”.

In disaccordo con lo schema approvato è la Lombardia: “Devo bocciare sonoramente lo schema di decreto ministeriale sul Piano assicurativo agricolo 2016– ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Fava-  perché, ancora una volta, si lasciano le casse vuote per le assicurazioni agevolate sui rischi delle oscillazioni dei mercati. Ritengo che si debba consentire agli agricoltori una più libera scelta in merito alle avversità assicurabili, introducendo la possibilità per l’assicurato di scegliere almeno tre avversità tra quelle cosiddette ‘catastrofali’, di frequenza e accessorie, nel loro insieme e senza limitazioni o condizioni.”. La Lombardia, inoltre, lamenta una scarsa attenzione verso il mondo delle coltivazioni biologiche, per il quale aveva proposto, in merito alla determinazione dei prezzi massimi applicabili, di prevedere una maggiorazione del 50 per cento rispetto ai prodotti tradizionali.

Articolo di Emiliano Raccagni

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